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1)    STORIA
La sala lignea venne fatta costruire nel XVII. sec. dalla famiglia Emma (Hema in origine) quale rivestimento per il vestibolo della loro casa ad Olivone, in valle di Blenio, dopo aver apportato alcune modifiche al locale cinquecentesco.
Questa sala costituisce un tipico esempio di sala signorile tardo-seicentesca, di influsso nordico, come emerge dal confronto con altre sale grigionesi ed urane, influsso dovuto probabilmente alla vicinanza di Olivone al passo del Lucomagno.
La funzione di questa sala, oltre che di vestibolo, era anche quella di stüva, come testimonia tutt'ora (seppur in una collocazione diversa da quella originaria) la pigna in sasso utilizzata per riscaldare, recante lo stemma della famiglia Emma (l'Aquila ed il Leone Rampante). Il medesimo stemma compare anche vicino all'altare della chiesa parrocchiale, segno che questa famiglia di notai era molto importante. In un testo del 1931 è indicata infatti come "la più grossa proprietaria di terreni e di ville" a Olivone nel XVII. secolo.
Gli Emma non furono gli unici proprietari della casa: l'incisione su una lastra di granito conservata ad Olivone indica infatti come alla fine del Settecento la casa appartenesse a Carlo Malingamba. Essa fu poi ceduta alla famiglia Soldati ed infine alla famiglia Poglia, fino alla prima metà del nostro secolo.
Questi passaggi di proprietà lasciano meglio comprendere le numerose trasformazioni subite dalla casa: modifiche vengono segnalate nel 1794 e nel 1850, forse a seguito di un incendio. Fortunatamente la sala lignea non venne toccata da queste trasformazioni; essa rimane quindi l'unica testimonianza dello splendore degli ambienti seicenteschi che caratterizzavano la residenza degli Emma.
Conscio dell'importanza della sala, il Cantone Ticino decise di acquistarla nel 1944 dagli eredi Poglia. Essa venne collocata a Castelgrande su interessamento di Giuseppe Weith della Commissione Cantonale dei Monumenti storici ed artistici, e vi rimase fino al 1989, anno del suo trasferimento nel castello di Sasso Corbaro e del suo accurato restauro.



2)   DESCRIZIONE E CARATTERISTICHE
Si tratta di una sala signorile bleniese, di gusto barocco e nordico, della metà del XVII. secolo. Le sue dimensioni nella collocazione originaria a Olivone erano di 30 m2 circa. Per poter essere inserita negli spazi del castello di Sasso Corbaro, queste misure sono state modificate. Tutta la sala è realizzata in noce massiccio, tranne le decorazioni applicate del plafone e la parte non visibile dell'armadio (ripiani e schienale) che sono in legno d'abete.
Le pareti. La sala era composta da quattro pareti rivestite in noce, con campiture ritmate da lesene rastremate (lavorate a squame ondulate) ed archeggiature, nelle quali si aprivano quattro porte ed una finestra. Nella ricostruzione a Sasso Corbaro si è preferito omettere una parete per privilegiare una ampia visione della sala, tralasciando quindi il lato con la finestra, del quale mancavano molte parti autentiche. Nella parete di fondo è inserita la credenza a tre ordini, di grande pregio, con ripiani e cassetti, ornata da lesene a fogliami ed applicazioni analoghe a quelle delle pareti. E' interessante notare come la ricchezza della lavorazione delle parti in legno si rifletta anche negli elementi in ferro battuto delle porte, quali le serrature, le maniglie e le cerniere.
La pigna. Appartiene alla sala anche la pigna in sasso, dalla non comune forma cilindrica, realizzata in blocchi di pietra ollare e sorretta da cinque pilastrini simili a zampe leonine. Da notare lo stemma inciso nel blocco di pietra superiore, simbolo della famiglia Emma, committente della sala.
Il soffitto. Il soffitto è a cassettoni, con profondi lacunari ornati da profili lavorati e da applicazioni in legno, come la piramide o i delicati disegni ondulati.
Il pavimento. Del pavimento originale invece non sono rimaste tracce. L'unica indicazione sulla sua probabile configurazione è fornita dal racconto della signora Elide Piantoni di Olivone, che è vissuta nella casa Poglia: nei suoi ricordi "il pavimento era come un sole con i raggi che partivano dal centro". Non si conosce neppure il tipo di legno utilizzato, quindi, mancando dati sicuri, si è preferito costruire un pavimento nuovo di rovere per creare un chiaro distacco fra antico e moderno.
Datazione. Per la datazione della sala Emma-Poglia, oltre al confronto con altre sale in legno, è stata eseguita un'analisi dendrocronologica, prelevando dei campioni di legno dalle fodrine delle pareti, dalla credenza e dal soffitto. ma per il momento non è possibile sapere con precisione quando è stata realizzata la sala.
Esecuzione. Per l'esecuzione della sala, il legno è stato prima segato e piallato con lo sgrossino, mentre le colonnette squamate sono state scolpite con le sgorbie. I profili invece sono stati eseguiti con le pialle per profilare. Nella sala si vedono ancora le tracce di lavorazione lasciate dagli utensili del falegname. I pezzi così preparati venivano poi assemblati con incastri a coda di rondine e a forcella o inchiodati alla struttura retrostante con chiodi di ferro e di legno ed in seguito protetti con colla animale di imprimatura. I pezzi di piccole dimensioni erano pure incollati con colla animale. Da ultimo vennero dipinti alcuni elementi della sala. Nella sua storia gli interventi cromatici (con coloriture rosse o verdi, lacche e dorature) sono numerosi ed è stato quindi necessario ricorrere ad analisi stratigrafiche per identificare la successione e l'autenticità degli interventi.


3)    IL RESTAURO
La decisione nel 1989 di trasferire la sala Emma-Poglia da Castelgrande al Castello di Sasso Corbaro ha offerto l'occasione per studiare dettagliatamente l'oggetto, procedendo successivamente all'intervento di restauro, curato dall'Ufficio Musei Etnografici.
Scopo del restauro, oltre alla conservazione fisica del manufatto, è stato quello di risalire alla situazione originaria della sala a Olivone, identificando ed eliminando quelle aggiunte e quelle integrazioni che, pregiudicando a volte anche l'integrità della struttura lignea, ne avevano alterato il valore storico.
Tutti gli elementi di legno, la ferramenta e le tecniche di assemblaggio sono stati accuratamente esaminati, scoprendo tracce di lavorazione che hanno permesso di distinguere l'autentico dalle aggiunte posteriori.
Per evitare che le parti aggiunte per adattare la sala agli spazi di Castelgrande potessero essere in seguito ritenute risalenti alla situazione originaria, è stata decisa la loro rimozione. Alcuni elementi (sia di legno che di ferro) sono stati ricostruiti, rispettando dimensioni, materiali e metodi di assemblaggio originali. Tutte le ricostruzioni e le integrazioni sono state documentate.
Per avvicinarsi maggiormente alla situazione originaria a Olivone, dopo varie ipotesi si è optato per la ricostruzione di sole tre pareti: del quarto lato infatti (quello con la finestra e la colonnina) poche erano le parti originali rimaste. Queste ultime sono state comunque recuperate e riutilizzate per integrare parti che erano mancanti, o non autentiche o fortemente danneggiate.
Di conseguenza, le dimensioni della sala a Sasso Corbaro non sono rispondenti a quelle originarie
L'assemblaggio dell'intera struttura lignea è stato studiato per non ostacolare il movimento del legno dovuto a variazioni climatiche, così da evitare nuove fessurazioni e rotture. Grazie ad una tecnica di montaggio particolare, tutte le parti della sala possono essere smontate senza causare danni al legno (arch. Paola Piffaretti).


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